cipolla

domenica, 13 marzo 2005

Il tempo che ho ce l’ho tutto intero. Non è vero che passa: resta.
Resta, ogni momento del tempo che ho, stratificato intorno al microscopico grumo da cui sono iniziata.
Avvolto un velo dopo l’altro sullo stesso nucleo, la cipolla di tempo che è me.
Ogni pensiero, ogni sensazione o esperienza non è un invece, è una aggiunta e se tu mi sfogliassi, se mi affettassi, troveresti che sono la stessa: vedresti intoccati e croccanti i miei tre anni e i tredici e i trentatrè, sovrapposti in traslucidi strati bianchi verdi e violetti.
Non sono cambiata, mi sono ingrandita: una rotonda sfera di tempo, sotto una buccia sottile. Puoi tagliarmi a pezzetti ma non puoi suddividere un aroma in momenti: l’odore bruciante che senti è il mio, del mio tempo unico e intero presente e passato.
E quando avrò finito di aggiungere strati, sboccerò in un germoglio che non so, io cipolla, neanche immaginare: un germoglio lucido e verde in un orto là sopra, in un tempo che sarà diverso da questo.

L’unico modo per non piangere mentre affetti una cipolla è respirare con la bocca, solo con la bocca e mai, nemmeno per un istante, col naso. Prova e vedrai se non è vero.